Monkey Island, ovvero una adolescenza da nerd

Monkey Island, ovvero una adolescenza da nerd

Erano i gloriosi ani 90, sì perchè quando passa il tempo anche gli anni più di merda divengono gloriosi. Tornavo da scuola prendendo il bus, dalle zone bene verso la Salinella, incontrai uno strano omino, secco ed alto, naso importante. Luca da lì a poco sarebbe divenuto il mio migliore amico. indossava lo zaino dell’Invicta ed aveva in mano uno strano oggetto che credevo venisse dallo spazio. Era un floppy disk!! Ne avevo sentito tanto parlare, ma mai ne avevo visto uno dal vivo… mi avvicinai cercando di attaccare bottone. Non fu difficile.maxresdefault-2

Era l’epoca di mezzo, si passava dal Commodore 64 all’Amiga, c’erano i primi PC, diciamo così. Che windows non era un sistema operativo ma un programma che si lanciava dal DOS. La divisione manichea non era, come adesso fra iPhone o Android, piuttosto c’erano pionieri che possedevano il floppy e una feccia indistinta che smanettava quotidianamente cercando di regolare l’azimut delle testine del registratore per far partire un gioco. Giocare, in quagli anni, era quasi un lavoro. Luca era un astronauta, poco dopo la nostra conoscenza riuscì a convincere i genitori che per lo studio fosse indispensabile acquistare un pc con il CD-ROM.
Poco dopo capimmo che tutto quell’accrocchio non serviva a nulla, perchè non si poteva giocare un granché con un 386.

Io ebbi l’Amiga. Luca si trasferì a casa mia! Anni ed anni trascorsi di testa dentro un televisore, sapete non si usavano i monitor, ma si attaccava l’Amiga alla antenna del televisore.
Uno dei giochi che più ci ha fatto compagnia è stata una “avventura punta e clicca” chiamata The Secret of Monkey Island uscito nel 1990, in italia, copiato arrivò qualche anno più tardi. Almeno diciamo che nel salotto di mia madre arrivò più o meno nel 1992. Fondamentalmente un paio di anni della mia adolescenza sono trascorsi in compagnia di due persone: Luca, di cui sopra, e Guybrush Threepwood, il protagonista di Monkey Island. Normalmente incontravo i due insieme. Col primo parlavo, col secondo interagivo attraverso la tastiera. A quel tempo giocare a questi videogiochi era un po’ più simile a leggere un libro, o giocare a un gioco di ruolo come D&D. Serviva molto tempo libero, molta passione ed un indomito spirito da nerd. A 16 anni, modestamente, ero provvisto abbondantemente di tutti e tre gli elementi.

colorpicker2Dovete immaginare cosa significasse risolvere questi stratagemmi nel 1990 in un mondo senza Google
Ovvero senza guide, soluzioni. youtuber,tip&trick. Eravamo soltanto Luca, Guybrush, ed io a lottare contro il cattivo pirata Le Chunk.Finire uno di questi giochi non era così scontato, così ovvio.
Potevi trascorrere giornate intere a cercare di utilizzare un pollo di gomma per fare qualsiasi cosa, da accendere un fuoco a combattere contro la magia voodoo, ma solo alla fine ti rendevi conto che il pollo di gomma nascondeva una carrucola al suo interno e che quindi potevi usarlo come rampino per percorrere una lunghissima corda che ti portava in una nuova isola.
O, ancora, che accendere una cassa e posizionare il volume su altissimi livelli avrebbe consentito di staccare dal soffitto un grumo di vomito finto che poi usarlo per falsare una gara.
Eravamo in pochi i nerd che potevano vantarsi di terminare uno di questi giochi: Luca ed io ci siamo riusciti. Era una tiepida notte estiva quando lo abbiamo terminato. Lo schermo diventò nero e tutto fini. Fummo felici, ma anche no. Non avremmo più avuto notizie da Guybrush, non avremmo più potuto aiutarlo. Per la prima volta, sapete a 16 anni si crede di essere immortali, conobbi il senso dell’abbandono, della perdita. Del lutto. Vi voglio far notare che tutta questa empatia, questo trasporto di cui vi ho parlato veniva veicolato da piccoli apparecchi elettronici, di potenza inferiore ad una moderna macchina del caffè. I colori, ad esempio erano appena 16; sedici miseri colori che venivano sparati su un televisore con una risoluzione di 320×200 pixel, in pratica una risoluzione di poco inferiore a quella do un Apple Watch. Di un orologio.

Tutto il resto era romanticismo e fantasia.
Non vi ho raccontato due cose importanti, e lo faccio adesso prima di andarmene. La prima è che Monkey Island era prodotto da una azienda di nome Lucas Art, in pratica la Lucas Film, in pratica Gerorge Lucas, in pratica Star Wars. Tanto per intenderci la lucas art esiste ancora ma è semplicemente stata assorbita dalla Walt Disney.
L’altra cosa importante è che gli stessi programmatori di Monkey Island hanno appena prodotto un gioco retrò, lowfi e pixelloso. Proprio come la saga di Guybrus. Si chiama Thimbleweed Park. Cercatene recensioni se volete. Io non credo nemmeno che lo proverò.

A 45 anni suonati posso permettermi il lusso di avere un po’ di pregiudizi e rimane legato al ricordo nostalgico dei miei 16 anni. Poi ora Luca vive in Canada, anche volendo giocare online non ci troveremmo col fuso orario. Ed io un punta e clicca non lo giocherò mai con nessun altro se non con Luca.
Vi lascio, devo andare a finire Call Of Duty. Senza pensieri.